Armi: gli Usa maggiori fornitori al mondo secondo il Congresso

scritto da autoscatto il mercoledì, 31 agosto 2005,agosto 31, 2005 18:10
WASHINGTON (Stati Uniti) - Gli Stati Uniti si confermano i maggiori venditori di armi in tutto il mondo con 37 miliardi di dollari di armamenti distribuiti l'anno scorso, il livello piu' alto dal 2000. Lo rivela un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, secondo cui al secondo posto nella speciale classifica si piazza la Russia. L'anno scorso gli Usa hanno venduto solo ai paesi del Medio Oriente e dell'Asia armi per 10 miliardi di dollari. (Agr)


 
di Mercoledì, 31 Agosto 2005 - 02:28 PM fonte: www.anarcotico.net


Starno però, da un paese così sviluppato come gli U.S.A. non me lo sarei mai aspettato... Io li conoscevo per quelli che esportano la democrazia... evidentemente mi sbaglio... Comunque vorrei ricordare a george boschetto che non c'è veramente più bisogno di armi, e come da lui stesso annunciato il 02 maggio 2003  «La guerra in Iraq è finita, ma è solo una tappa nella lotta al terrorismo iniziata l'11 settembre 2001».  Ma la cosa più ridicola non è l'annuncio ma con che faccia l'ha detto.
A questo punto prende corpo la mia ipotesi che se nel titolo lavorativo compare la parola "presidente" il Q.I. [quoziente intellettivo] è quello di un comodino....

Validi esempi:
Presidente G. Bush
Presidente del consiglio S. Berlusconi
R. Calderoli [E' stato Presidente della Lega Lombarda dal 1993 al 1994]
G. Fini Presidente Nazionale di Alleanza Nazionale e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri [e qui son due....]

e potrei continuare ma preferisco fermarmi un attimo prima dell'infarto...

AutosemuoredalacolpaallapoliticA
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Cannabis connection

scritto da autoscatto il giovedì, 25 agosto 2005,agosto 25, 2005 18:40

“Sarebbe di interesse universale nella storia dell’umanità scoprire che è stata la coltivazione della canapa a inventare l’agricoltura e di conseguenza la civiltà”.[1] Non sono le speranze di un hippy un po’ attempato in vena di rivincite ma le parole di Carl Sagan, l’astrofisico consulente della NASA, padre del progetto S.E.T.I. (Serch for ExtraTerrestrial Intelligence) e fondatore della Planetary Society.
La forte “attrazione” tra il divulgatore scientifico migliore del mondo[2] e la Cannabis “fumantis” (perdonate la licenza poetica) è risaputa, mentre la cosa poco nota è che nelle parole di Sagan si nasconde una profonda verità: la canapa effettivamente è una delle piante più antiche che l’uomo conosca!
A conferma di ciò vi sono numerose testimonianze archeologiche in ogni angolo della Terra che indicano senza ombra di dubbio come la canapa era conosciuta e coltivata in epoche remotissime: uno per tutti, il ritrovamento a Catal Huyuk, antica Mesopotamia, di manufatti in canapa risalenti, secondo i ricercatori, a circa 8000 anni prima di Cristo.
Non sappiamo con certezza se la canapa è stata la prima o la seconda pianta coltivata dall’uomo e sinceramente non siamo qui a stabilire una graduatoria di anzianità ma semmai per comprendere le vere motivazioni che portarono al suo divieto in moltissimi paesi di tutto il mondo. Una proibizione che di punto in bianco dopo millenni di utilizzo nelle più svariate applicazioni, che vedremo in seguito nel dettaglio, rese illegale una pianta messa a disposizione per noi dalla Natura.
Le motivazioni ufficiali certamente saranno state validissime per mettere al bando una pianta che cresce velocemente senza l’ausilio di prodotti chimici, da cui si produce carta di ottima qualità, tessuti resistentissimi, materiali plastici per l’edilizia, combustibili poco inquinanti, medicinali. Non ci credete? Be’, non ci volevo credere nemmeno io!
I papiri egizi e cinesi che nonostante tutto questo tempo sono giunti integri fino ai nostri giorni, le antichissime mappe cartografiche della Terra, la prima Bibbia di Gutemberg, avevano una sola cosa in comune: la canapa. Per non parlare dei primissimi preparati erboristici che sciamani e curanderos, dalla Siberia al Sud America passando per l’intera Europa, utilizzavano per alleviare le più svariate patologie, e più recentemente almeno la metà dei medicinali usati per tutto l’Ottocento!
Come mai queste informazioni importanti si sono perse negli anni, e perché i media in generale il cui unico servizio è appunto quello di informare hanno sempre taciuto?
Lungi da me l’idea di un controllo globale della stampa da parte di potenti corporazioni, però bisogna ammettere che certamente è una strana coincidenza il recentissimo interesse giornalistico e quello medico-scientifico delle multinazionali chimico-farmaceutiche alla canapa, che ne dite? Fintantoché nessuno aveva in mano, anzi quotato in borsa, il medicinale non se ne parlava, oggi che hanno sintetizzato in laboratorio il principio attivo della cannabis, il THC, e si stanno preparando a venderlo sotto forma di farmaco se ne parla. Non è molto strano?
Oggi sono riemerse dall’oblio le proprietà antibiotiche, antidolorifiche[3] e antiepilettiche della pianta, come pure la sua efficacia contro l’anoressia, la depressione e il glaucoma[4]. Ultimamente sta avendo risultati positivi anche nei malati di sclerosi multipla[5] e nei malati di cancro per sostenere nausea e vomito causati dalla chemioterapia.
Insomma dalla canapa si produce tutto o quasi tutto quello che si può ottenere dal petrolio e dai suoi derivati con la piccola differenza che questi ultimi hanno un costo e un impatto ambientale incalcolabili, mentre la canapa è naturale e i prodotti di scarto si integrano meglio nell’ambiente.
Il punto è allora, come mai abbiamo scelto la strada del petrolio e abbandonato, anzi sbarrato, la strada della canapa? Per meglio comprendere questo punto, che sarà fondamentale ai nostri fini, dobbiamo tornare seppur nella carta indietro di un secolo e mezzo e rivivere per un momento la situazione economica e industriale di allora.
Ci troviamo a Pittsburg (ricordatevi questo nome), negli Stati Uniti e davanti a noi si erge la prima raffineria petrolifera al mondo[6]. L’anno è il 1850.
Saltiamo in avanti di qualche decennio e arriviamo nel 1917 quando la Compagnia Du Pont, della omonima famiglia, grazie a finanziamenti della Mellon Bank entra a far parte delle primissime industrie petrolchimiche. La Du Pont per chi non la conoscesse, è la beneficiaria della maggior parte dei brevetti sulle materie plastiche: nylon, rayon, cellophan, vernici, ecc.
La Mellon Bank di Andrew Mellon è una delle principali banche americane la cui sede principale, guarda caso, è a Pittsburg!
Apro una parentesi per gli amanti del cospirazionismo perché sembra che Andrew Mellon e la famiglia Du Pont facessero parte del Comitato dei Trecento, il gruppo nato per controllare il sistema bancario mondiale[7]. Chiudiamo la parentesi e ritorniamo a Pittsburg.
I soldi forniti dalla Banca di Mellon permisero alla Du Pont di entrare in possesso della General Motor, una delle più grandi case automobilistiche di allora e delle principali tecnologie per la fabbricazione della carta dalla cellulosa del legno.
Il 1919 fu un anno molto significativo perché succede qualcosa che avrà ripercussioni notevoli nella finanza e nell’industria: inizia il proibizionismo in America. Un periodo abbastanza lungo e oscuro (fino al 1933) in cui fu bandito totalmente l’alcol. Non tutti sanno però che all’epoca il carburante e/o combustibile era basato anche sull’alcol etilico[8] detto etanolo, derivante dalla fermentazione di vegetali e cerali, e sull’alcol metilico o metanolo derivante dalla fermentazione del legno.
Proibendo l’alcol da bere di conseguenza si proibiva anche l’alcol per uso industriale.
Non finiscono le coincidenze perché il ‘33 è l’anno in cui termina il proibizionismo ma anche quello in cui Mitscherlich produce quella sostanza scoperta nel 1825 da Faraday: la benzina[9]!
Ora ipotizzare che il Proibizionismo americano fu inventato per boicottare le “altre benzine” è un po’ forte, però rimane il fatto che effettivamente all’epoca chiunque poteva prodursi in proprio il combustibile…e forse questo poteva dare fastidio a qualcuno.
Risolto il problema dei combustibili, rimaneva quello delle materie plastiche di origine vegetale: miscelando infatti steli di canapa e calce si può ottenere un materiale da costruzione simile al cemento ma molto più elastico e leggero[10]. Questo è un altro gravoso problema per l’impero Du Pont che nel 1937 aveva brevettato un procedimento per la fabbricazione di materiali plastici dal petrolio! Come risolverlo?
Una mano gliela diede la campagna mediatica disinformante del più grande magnate del giornalismo statunitense: Rudolph Hernst. Attraverso i suoi numerosi giornali divulgò notizie false in merito alla cosiddetta Marijuana. Lo stesso termine Marijuana fu una sua invenzione letteraria. Adottò dal dialetto di Sonora, località messicana famosa oggi come ieri per l’esportazione di droghe, una parola allora sconosciuta e la usò come strumento di propaganda terroristica psicologica. Fa certamente più paura avere a che fare con una sostanza che non si conosce rispetto ad una nota.
Menzogne, che rasentavano il razzismo, diffamavano intere popolazioni come i messicani colpevoli secondo Hernst di essere solamente dei pigri fumatori di erba, o che mettevano in relazione le violenze sessuali nei confronti delle donne bianche da parte dei negri all’uso della droga.
L’altra mano fu di un certo Harry Aslinger, il fortunato nipote di Andrew Mellon, quello della banca che nel frattempo è stato eletto anche Segretario del Tesoro, che usò gli articoli diffamanti di Hernst davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America. Aslinger era a capo del Federal Bureau of Narcotics and Dangerous, l’Ufficio Federale Narcotici, e il risultato fu la famosissima Marijuana Act Tax!
La prima legge che proibiva dopo oltre diecimila anni l’uso e la coltivazione della canapa.
Risolto anche questo!
Per la Du Pont, e tutti gli investitori dell’epoca che puntavano esclusivamente sul petrolio, la Marijuana Act Tax fu una vera e propria manna dal cielo: tolse dai piedi una scomoda pianta dai mille usi e lasciò all’oro nero la strada sgombra.
Ma soprattutto chi ne ha beneficiato di più è stata la lungimirante banca Mellon. Lungimirante perché oggi la Mellon Financial Corporation[11] ha capitali in centinaia di aziende e/o multinazionali legate al petrolio e all’energia come la Chevron Texaco, Exxon, Mobil, Occidental Petroleum, Teco Energy, Total Fina, Ford, General Electric, oppure all’ editoria come l’International Paper, The New York Times, Reader’s Digest Association, ecc.
Quindi tornando al discorso iniziale, le motivazioni erano e sono tuttora molto valide!
Tutti felici e contenti…gli industriali, molto meno quelle persone che da anni “combattono” per rivalutare la canapa rendendole finalmente giustizia dopo decenni di proibizionismo. Uno stop che penalizza non solo noi costringendoci ad utilizzare i derivati del petrolio, ma soprattutto la nostra Terra che ne paga le conseguenze in termini ambientali.
Provate ad immaginare cosa sarebbe successo se quel giorno, i magnati della Du Pont e le sorelle del petrolio, supervisionati da mamma Mellon, avessero deciso per lo sviluppo della canapa invece del petrolio. “All’interno della sala ovale a Pittsburg, li ho visti mentre sorseggiando alcol di ottima qualità in barba al proibizionismo ipotecavano il futuro dell’intero pianeta. La decisione non era certo facile: il grasso e puzzolente petrolio che pochi potevano estrarre oppure la verde e profumata canapa che tutti erano in grado di coltivare?
Il dilemma è stato risolto con un voto plebiscitario: dodici voti su tredici indicavano la canapa!”.
Poi purtroppo è suonata la sveglia…

Marcello Pamio, tratto da Nexus ed. italiana nr. 39 (luglio-agosto 2002)

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Allarme antidepressivi

scritto da autoscatto il mercoledì, 24 agosto 2005,agosto 24, 2005 18:58
Secondo uno studio universitario il Seroxat aumenterebbe nei pazienti gli istinti suicidi

Dovrebbe combattere la depressione, in realtà aumenterebbe la tendenza al suicidio. E' l'effetto che provocherebbe il Seroxat - tra gli antidepressivi più diffusi - secondo una ricerca dell'università di Oslo, pubblicata sulla rivista medica britannica Bmc Medicine. Il Seroxat, il cui principio attivo è la paroxetina, è un farmaco prodotto dalla società Gsk (GlaxoSmithKline) di Londra. Dalla ricerca emerge che tra i pazienti trattati con paroxetina i tentativi di togliersi la vita sarebbero sette volte superiori a quelli sotto placebo, mentre i pensieri suicidi triplicherebbero. Una conclusione a cui gli scienziati sono giunti dopo aver esaminato i risultati di 16 studi compiuti sugli effetti che il farmaco avrebbe avuto su 1500 pazienti (916 trattati con paroxetina e 550 con placebo), studi effettuati prima che il Seroxat venisse immesso sul mercato, agli inizi degli anni '90. Il Seroxat è infatti da tempo al centro di molte polemiche. Nel 2001 è stato dimostrato che provocava dipendenza, tanto che la sospensione della terapia avrebbe provocato in molti pazienti violenti sintomi, quali perdita di coordinamento e disturbi addominali. Nel 2003 la Mhra - l'agenzia britannica di controllo sui farmaci e i prodotti sanitari - ha raccomandato ai medici di non prescrivere il farmaco ai pazienti con età inferiore ai 18 anni proprio per il rischio di moltiplicare le idee suicide. Ma per gli studiosi di Oslo la minaccia riguarda anche gli adulti. «I pazienti e i medici - ha spiegato il coordinatore dell'indagine, Ivor Aursenes - dovrebbero essere avvertiti che il rischio di suicidio osservato in bimbi e adolescenti curati con certi antidepressivi riguarda anche gli adulti».

Ma la casa produttrice Gsk difende il Seroxat perché la molecola del farmaco presenta più vantaggi che rischi. «Prendiamo in seria considerazione lo studio - ha dichiarato un portavoce dell'azienda - e per questo lo esamineremo attentamente. Al momento, però, non è ancora chiaro con quale metodo i ricercatori abbiano utilizzato per arrivare a tali numeri».

Nel novembre del 2004 il domenicale britannico The Observer ha rivelato i dettagli di un rapporto in cui la stessa Gsk delineava i propri piani, mirati a incrementare le vendite di Seroxat e a dominare il mercato degli antidepressivi. Secondo i gruppi che si battono per la sicurezza dei medicinali, Gsk darebbe più importanza ai propri interessi economici anziché ai bisogni terapeutici dei pazienti.

«E' una notizia molto preoccupante», ha commentato la notizia della presunta pericolosità del Seroxat il farmacologo Silvio Garattini, dell'istituto Mario Negri. «Il Seroxat è un farmaco molto diffuso e prescritto. E se da un lato non bisogna gettare allarmi, dall'altro è bene che gli psichiatri non lo prescrivano per nuovi casi e che chi ne fa uso si rivolga allo specialista che lo ha in cura».

MIRIAM SABATO

Il Manifesto
23/8/2005

FONTE: http://www.anarcotico.net/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=5084&mode=thread&order=0&thold=0

Stasera sono molto attirato dall'idea del suicidio... Quasi quasi mi prendo del Seroxat, tanto è legale, invece di quegli stupidi drogati, imbottiti di marjuana, che come unica controindicazione  ha il fatto che ti rilassa, ti rende più felice, calmo, meno impulsivo, più in pace con il mondo...
Grazie al ministro per la salute e al nostro caro amico e esempio di tolleranza Gianfrancone Fini.

AutoserotaX
categoria:fini, serotax, antidepressivi
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Gli scimpanze' seguono la moda

scritto da autoscatto il mercoledì, 24 agosto 2005,agosto 24, 2005 18:52
Studio, imitano il gruppo e diventano piu' intelligenti (ANSA)
- LONDRA, 23 AGO -
Gli esseri umani non sono i soli a diventare schiavi della moda: lo fanno anche gli scimpanze'. Da un nuovo studio e' emerso infatti che gli scimpanze' sarebbero gli unici primati, a parte gli uomini, ad imitare il comportamento dei loro vicini e i costumi. E' proprio il bisogno degli scimpanze' di essere conformi ai propri simili a farli diventare piu' intelligenti e a provare una delle forme primitive di evoluzione.
© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 2005-08-23 09:29


Questo dimostra quanto la moda sia un comportamento evoluto... Ci vantiamo di quel 2% di differenza nel patrimonio genetico, ma questa differenza io non la noto..
Almeno gli scimpanzè mangiano le pulci... Noi  ultimamente siamo costretti  ai coloranti del gruppo E1xx, alla gomma di guar, agli addenzanti del cazzo, agli acidificanti e ai correttori di acidità...  Ahhh, quasi dimenticavo, comprate tetrapack, sono gli imballaggi + difficili da riciclare, nonostante siano composti da due materiali completamente riciclabili, come la carta e l'alluminio... Ahh la genialità dell'uomo, forse stà prorpio qui la differenza...

AutoscimpanzE
categoria:moda, riciclaggio
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Genova, Gli anarchici contro la «Bpi» Distrutti bancomat e vetrine

scritto da autoscatto il mercoledì, 24 agosto 2005,agosto 24, 2005 18:45
Un blitz in piena notte, obiettivo: le vetrate e il bancomat dell'agenzia della Banca popolare italiana (già Banca popolare di Lodi), in via degli Orefici, nel pieno del centro storico di Genova. Un gruppo di anarchici, rimasti ancora sconosciuti, ha compiuto un'«azione dimostrativa» che si è conclusa con pesanti danni alla filiale dell'istituto che fa riferimento a Gianpiero Fiorani ed è al centro in questi giorni del cosiddetto risiko bancario per l'acquisizione dell'Ambroveneto. A dare la segnalazione dell'atto vandalico è stato un cittadino svegliato, intorno alle 4 e 15, dal rumore delle mazze e delle spranghe contro i vetri. L'uomo, che aveva intravisto cinque individui col volto mascherato e le mazze in mano, ha subito avvertito la polizia. Gli agenti, arrivati alla banca, hanno trovato i vetri in frantumi e lo sportello automatico di emissione delle banconote lesionato. Ma non sono stati prelevati soldi, a conferma degli scopi prevalenti dell'azione: una protesta con motivazioni politiche. Sul muro della banca, del resto, è stata scritta, con bombolette spray nere, la frase «Azione diretta contro i padroni e gli sbirri», seguito dalla A cerchiata di Anarchia.
Secondo gli inquirenti, pertanto, il gesto potrebbe essere un atto dimostrativo per protestare contro l'arresto di un anarchico operato dalla polizia due settimane fa. Meno plausibile, invece, la motivazione del gesto in relazione alle vicende (e alle polemiche) che collegano la Banca popolare italiana alla «scalata» all'Ambroveneto e hanno portato, fra l'altro, alla momentanea sospensione di Fiorani dalla gestione dell'istituto.


Il Giornale
23/8/2005


Supportiamo i fratelli anarchici,  impopolari eroi  alla ricerca dell'uguaglianza sociale, onore a chi trama nell'ombra per la liberazione della massa...
AutoanarcA
categoria:anarchia, anarcoticonet, anarcotico
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Da salvia estratto contro alcolismo

scritto da autoscatto il lunedì, 22 agosto 2005,agosto 22, 2005 18:23
Effetti positivi anche contro gli eccessi da fumo e cibo (ANSA) - FIRENZE, 22 AGO -

La salvia contro la dipendenza dall'alcol e magari come efficace deterrente al vizio del fumo e al troppo appetito.I ricercatori dell'Universita' e del Cnr di Cagliari stanno studiando una sostanza estratta dalle radici di una pianta cinese, la salvia miltiorrhiza, che, sperimentata su una particolare specie di topi, ha dimostrato di agire sul sistema nervoso degli animali, riducendo il desiderio di assumere alcol. 

 © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 2005-08-22 16:33



La salvia contro la dipendenza dall'alcol e magari come efficace deterrente al vizio del fumo e al troppo appetito. Autoscatto stà studiando una sostanza estratta dalle radici di una pianta massicana, la salvia divinorum, che, sperimentata su se stesso, ha dimostrato di agire sul sistema nervoso, riducendo il desiderio di suicidarsi, e inducendo piacevoli viaggi. 

AutosperimentatorE

La mia testa non è picola...

scritto da autoscatto il domenica, 21 agosto 2005,agosto 21, 2005 21:00

Le città sono piccole e le teste altrettanto: piene di superstizioni e di pestilenze.
Ma ora noi diciamo: visto che così è, così non deve rimanere.
Perché tutto si muove, amico mio.
Bertold Brecht

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Seattle, 75mila per festa marijuana

scritto da autoscatto il domenica, 21 agosto 2005,agosto 21, 2005 20:42
[foto] Evento politico, protetto dalla liberta' di espressione (ANSA) - SEATTLE - Circa 75 mila persone hanno partecipato a Seattle, nel nord ovest degli Stati Uniti, alla festa della marijuana, chiedendone la legalizzazione. Alla 'Hempfest', la Festa della Canapa, alla 14/a edizione annuale, era presente la polizia che pero' non ha molestato i fumatori, nonostante il consumo di marijuana e derivati della canapa indiana sia ufficialmente proibito. La Hempfest e' una manifestazione di carattere innanzitutto politico, e quindi e' protetta dalle leggi sulla liberta' di espressione.   © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 2005-08-21 16:34

Nonostante il consumo di marijuana e derivati sia ufficialmente proibito ad ogni manifestazione i pulotti se ne stanno con le mani in mano, visto che anche quei cervellini malati si rendono ben conto che una canna d'erba non può e non deve rappresentare un pericolo per la società...
Che dire se non fumate, fumate e fumate...

AutosmaccO
categoria:deliri, intolleranza, legalizzazione
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